Nel centro di Norcia solo polvere e macerie, dopo il terremoto

Immagini di Norcia, muovo a Visso e Ussida
Immagini di Norcia, muovo a Visso e Ussida

Piazza San Benedetto, il centro di Norcia, è completamente invasa da polvere e macerie. La Basilica di San Benedetto è completamente crollata: in piedi è rimasto solo il frontone con grosse lesioni. Danneggiati pesantemente anche il palazzo del Municipio e il museo della Castellina. Il tetto della cattedrale di Santa Maria Argentea è crollata e grosse pietre sono in terra. Per le vie del centro solo i vigili del fuoco con i cani per vedere se vi sono persone disperse.

Sono nove i feriti soccorsi in Valnerina dopo la scossa di stamani: lo riferisce la centrale regionale del 118 dell’Umbria, spiegando che provengono da Norcia e da Cascia. I due più gravi, entrambi con traumi al torace, sono stati portati in elicottero all’ospedale di Foligno. Secondo quanto si è appreso, i due feriti più gravi si sono avuti a Cascia, dove sono stati estratti dalle macerie delle loro abitazioni. Gli altri hanno riportato lievi ferite nella fuga o per la caduta di calcinacci.

La strada statale Valnerina presenta fratture che tagliano in due la carreggiata, a ridosso di Noria, uno dei centri più gravemente colpito dal terremoto di oggi. Sulla strada anche piccole frane e sassi, pure di grandi dimensioni. Possono circolare solo mezzi di soccorso e autorizzati. In volo elicotteri. Anche la chiesa di Santa Rita o della Misericordia, a Norcia, è crollata in seguito alla scossa di terremoto di oggi. La facciata della chiesa, nel centro storico, era costruita con pietre provenienti da edifici distrutti dai sismi del diciottesimo secolo.

Verifiche a S. Maria degli Angeli ad Assisi  – Verifiche in corso a S. Maria degli Angeli ad Assisi dopo le scosse di questa mattina. La scossa più importante, quella delle 7.40, è giunta al termine della prima delle celebrazioni eucaristiche della domenica, quella delle 7.00, che pertanto – informa una nota dei Frati minori di Assisi si è svolta regolarmente. Al termine della celebrazione i fedeli hanno potuto immediatamente raggiungere gli spazi aperti della piazza antistante la Basilica. All’aperto si stanno celebrando tutte le messe previste per la giornata. In Basilica, infatti, si attendono i controlli delle autorità competenti per dare via libera alle celebrazioni in totale sicurezza. Il personale tecnico del Comune di Assisi e le autorità di polizia, che hanno già fatto i primi sopralluoghi, e la Comunità dei Frati della Porziuncola, approfittando anche delle benevoli condizioni climatiche e della disponibilità del giardino sul retro della Domus Pacis, preferiscono in via precauzionale – prosegue la nota – utilizzare quegli spazi in attesa dei controlli di rito e anche per una maggior tranquillità dei fedeli che potranno partecipare alla celebrazione eucaristica domenicale.

“E’ stata come un’esplosione, che non finiva mai”: così il vice sindaco di Norcia Pietro Luigi Altavilla, descrive all’Ansa l’effetto della fortissima scossa di terremoto di stamani. E riferendosi in particolare ai crolli alle mura e alla Basilica, dice: “ora siamo letteralmente in ginocchio; è una situazione durissima per chi vive come noi di turismo. Tutto il centro storico è stato evacuato. Non so quando sarà possibile rimetterlo in piedi”

Protezione civile Umbria, non andate a Norcia – Un appello a non recarsi a Norcia e nelle zone della Valnerina epicentro del sisma viene rivolto alla popolazione dal sistema di protezione civile regionale dell’Umbria. “Per favore – è stato detto, in un incontro con i giornalisti al centro di protezione civile fi Foligno, presente la presidente della Regione, Catiuscia Marini – non andate nei centri colpiti, dove il transito è consentito solo ai mezzi di soccorso e per ragioni di servizio”. La viabilità nella zona al momento è compromessa a causa di nuovi crolli sulla sede stradale. In particolare è interrotta la statale da Cerreto verso Norcia.

Sono già diversi in Umbria i Comuni al di fuori dell’area epicentrale del sisma di stamani che hanno immediatamente attivato verifiche su eventuali danni. Tra questi Perugia, Assisi, Foligno, Spoleto, Terni, e Orvieto. Al momento non ci sono segnalazioni di danni o problemi rilevanti. Dalla crisi sismica del 24 agosto scorso con epicentro Amatrice, quella di stamani è la scossa che è stata avvertita maggiormente dalla popolazione del resto dell’Umbria. Il 115 non smette mai di suonare e arrivano richieste da tutta la provincia in particolare dalla fascia appenninica ma anche da Perugia oltre che da Spoleto e Foligno: lo riferiscono i vigili del fuoco dell’Umbria, tutti in servizio in Valnerina dopo la forte scossa di stamani. Nelle zone del sisma c’erano gia 60 pompieri con il loro campo base. Sono state attivate anche le unità cinofile. Da altre regioni stanno arrivando dieci sezioni operative dei vigili del fuoco mezzi specializzati per operare in situazioni di post-sisma.

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Terremoto centro Italia:nuove forti scosse tra Macerata e Perugia

terremoto_cartina1-300x300ROMA – Le nuove scosse di terremoto avvertite mercoledì sera, 26 ottobre, tra Perugia e Macerata, legate a quello del 24 agosto, potrebbero “raddoppiare” le possibili repliche nella zona interessata da entrambi i sismi: è quanto sostengono gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

“Il terremoto di oggi ha perturbato ulteriormente il volume crostale e nelle prossime ore sono possibili altre scosse perché quelle del sisma di oggi potrebbero sommarsi a quelle del proseguimento della perturbazione del 24 agosto”, ha detto il sismologo Massimo Cocco, dell’Ingv.

La scossa di magnitudo 5.9 registrata alle 21:18 nella zona di Ussita (Macerata) è stata una replica del sisma di magnitudo 5.4 avvenuto alle 19:10 fra Perugia e Macerata. “Il fatto che la replica abbia una magnitudo maggiore rispetto a quella della scossa principale non è una novità: nel 1997 a Colfiorito era avvenuta la stessa cosa”, ha osservato il sismologo Alessandro Amato, dell’Ingv.

“Il terremoto di oggi è avvenuto sul margine settentrionale dell’area attivata il 24 agosto. Per questo – ha osservato il sismologo Massimo Cocco, dell’Ingv – è fuorviante parlare di nuova faglia: anche se sicuramente il nuovo terremoto non è avvenuto sulla stessa faglia attivata il 24 agosto, la maggior parte delle scosse registrate da allora è avvenute su un sistema di faglie lungo circa 30 chilometri lungo la dorsale dell’Appennino, nella direzione che va da Nord-Est a Sud-Ovest, e che si estende per 20 chilometri fra il Tirreno e l’Adriatico. “In questa zona – ha proseguito Cocco – è presente un “enorme volume di faglie che hanno rilasciato repliche”.

Info http://www.blitzquotidiano.it

Rieti, volontario protezione civile investito da escavatore ad Amatrice

2025309_amatrice-jpg-pagespeed-ce-2pkdppwnhaRIETI – Grave incidente questa mattina a Sommati una della frazioni di Amatrice più colpite dal terremoto del 24 agosto. Un volontario della protezione civile aderente all’Associazione nazionale carabinieri è stato investito da un bobcat, piccolo mezzo per movimento terra, durante i lavori di preparazione di una piazzola. Il mezzo in retromarcia ha investito l’uomo che nell’urto è rimasto gravemente ferito con fratture importanti di entrambi gli arti inferiori e che interessavano anche il bacino e un trauma facciale. Viste le gravi condizioni dell’uomo l’Ares 118 ha disposto l’intervento dell’elisoccorso che ha inviato sul luogo dell’incidente l’eliambulanza Pegaso 21.

L’equipe sanitaria d’emergenza dopo aver stabilizzato il paziente che era cosciente ne ha disposto l’imbarco e l’elicottero del sistema d’emergenza regionale è ripartito da Amatrice con destinazione il Policlinico Gemelli dove il paziente è stato preso in carico dal Dipartimento di emergenza in codice rosso, ma non in pericolo di vita.
Fonte notizia: corriereAdriatico.it

Come funziona la Protezione Civile

Soltanto 72 ore per intervenire, con un preciso schema d’azione e coordinazione perfetta: così lavora la Protezione Civile italiana.

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Volontari della Protezione Civile tra le macerie del terremoto del 24 agosto 2016 in Centro Italia.|Reuters

Sono i primi ad arrivare sul luogo della catastrofe: unità cinofile da disastro, cani e uomini, perfettamente allenati a calarsi sulle macerie di un terremoto da aerei ed elicotteri (in modo da raggiungere tutti i punti colpiti, anche in caso di inagibilità delle strade).Quello del “protettore civile” è un mestiere poco noto: tutti hanno visto scene di crolli, fiumi di lava che coprono case, lingue di fiamme sulle pinete, ma pochi conoscono i retroscena, le manovre necessarie ai soccorsi. Cosa succede a partire dal momento della catastrofe? Come esempio, abbiamo scelto un terremoto, un tipo di disastro frequente in Italia.

L’ora X: il terremoto. L’arrivo dei soccorsi si può dividere in 4 fasi.

  1. Il cronometro scatta immediatamente: «L’Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanologia (INGV) in pochi minuti è in grado di registrare, verificare l’epicentro del sisma e di comunicarlo alla Protezione Civile» ci spiega Elvezio Galanti, direttore del Servizio sismico della Protezione Civile dal 2002 al 2007.
  2. Se le linee telefoniche della zona colpita non funzionano, può partire un elicottero in perlustrazione. Anche se oggi, «con l’uso diffuso quasi puntuale della rete, in pratica ogni cittadino che vive un evento sismico, è ormai una centralina di ricezione e invio dati (immagini, commenti, ecc) in tempo reale – continua Galanti -. Così, da alcuni anni, nelle prime ore di un evento calamitoso, la comunicazione è completamente cambiata e di conseguenza è cambiata la risposta operativa».
  3. Allertati dalla centrale operativa, e provenienti dalle caserme più vicine, entro 20 minuti dall’allarme arrivano sul posto Vigili del fuoco e Carabinieri, seguiti a ruota dai volontari specializzati in calamità naturali e sempre pronti a partire (Croce rossa, Misericordie d’Italia, Anpas, Associazione nazionale alpini, volontari dell’ufficio comunale di Protezione Civile), avvertiti dalle prefetture.
  4. Dalla sala emergenze della Protezione Civile, a Roma, parte il coordinamento dei soccorsi: si stimano i rischi residui per i soccorritori, i danni economici e il numero di persone in pericolo di vita, si mandano rinforzi di uomini e mezzi, esercito, volontari, nuclei specializzati, unità mediche sempre pronte a partire. E si delinea la strategia, con un preciso ordine di priorità: salvare vite umane, alleviare le sofferenze, salvare l’ambiente, proteggere i beni, mantenere l’erogazione di servizi essenziali.

Tempo sul cronometro: circa 1 ora.

I reparti antidisastro. Alla Protezione Civile italiana bastano dunque 60 minuti (talvolta anche meno) per far partire una macchina dei soccorsi potenzialmente colossale. «Per il gran numero di rischi naturali che pendono sull’Italia, la Protezione Civile italiana non è un corpo a sé, come accade in altri Paesi, come Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia o Germania, ma è un sistema “a fisarmonica”, diviso per emergenze locali, interprovinciali, nazionali. In parole povere, più è grave la calamità naturale, più imponente è la gestione dei soccorsi, e maggiori sono i mezzi ordinari e straordinari su cui possono contare i reparti speciali» aggiunge Galanti.

«Oggi il coordinamento dei soccorsi nazionale è gestito dal Comitato Operativo nazionale della Protezione Civile che decide la strategia da adottare» precisa Galanti. «Riceve in poche ore informazioni e invia indirizzi operativi tramite la Sala Italia. A questo coordinamento si sono aggiunte, in questi anni, le colonne mobile delle Regioni che sono in qualche modo la risposta più ravvicinata e coordinata al territorio colpito. Si tratta di accorciare i tempi tra la comunicazione degli aiuti (quasi in tempo reale per l’uso diffuso della Rete) e l’arrivo dei soccorsi che debbono essere sempre più vicini ai territori».

Come funziona la “sala comando” delle emergenze? È il cuore dell’emergenza: la “Sala Italia” del dipartimento della Protezione Civile a Roma. Qui siedono le persone che dirigono e coordinano tutte le fasi di gestione dell’emergenza. Nell’ordine: 1. Il capo del dipartimento di Protezione Civile; 2. Vigili del fuoco; 3. Centro operativo interforze (Forze armate); 4. Servizi tecnici (per esempio quello antisismico); 5. Rappresentanti di gruppi di ricerca scientifica (come l’INGV); 6. Polizia; 7. Croce rossa; 8. Ministero della Salute; 9. Ministero dell’Ambiente; 10. Corpo forestale dello Stato; 11. Organizzazione del volontariato; 12. Corpo nazionale soccorso alpino; 13. Infrastrutture strategiche (Anas, Enel, Società autostrade, Alitalia e i gestori delle telecomunicazioni come Tim, Vodafone e Wind).
I locali, autosufficienti dal punto di vista energetico, hanno accesso controllato con un sistema di riconoscimento biometrico.

72 ore a disposizione. Una cosa è certa: bisogna fare in fretta, perché il cronometro dei soccorsi ha un tempo limite preciso: 72 ore. È il termine convenzionale per salvare il maggior numero di persone vive dopo un terremoto. I traumi da terremoto, infatti, esigono un intervento veloce: per esempio la “sindrome di dissanguamento” (provocata dal crollo di vetrate, plafoniere, pannelli, all’interno di abitazioni e uffici di cemento armato, che non crollano), oppure la “sindrome da schiacciamento” (provocata da travi e macerie caduti addosso) comune anche in casi di frana, esplosione, valanga, intrappolamento tra rottami. Le conseguenze di queste due sindromi dipendono dal tempo trascorso seppelliti vivi: lievi, entro le 4 ore, medi, tra le 4 e le 9 ore, gravi, fino al decesso per shock e insufficienza renale, dopo 9 ore. E se non si fa presto i risultati sono drammatici: più della metà delle vittime del terremoto dell’Irpinia erano ancora vive sei ore dopo la scossa.


 fattori salva-vita. Arrivare in tempo è questione di fortuna, bravura e lungimiranza: determinante è la buona condizione delle strade, ed eventualmente di porti e aeroporti, in prossimità del disastro. Più sono integri, prima arrivano i soccorsi.

Salvare la pelle può essere anche questione di fortuna: il bilancio delle vittime del terremoto in Friuli del 1976, è stato contenuto (980 morti, tanti, ma potevano essere molti di più) perché sul posto, a un passo dal confine, si trovava già un quarto dell’esercito italiano: dopo una manciata di minuti i soccorritori erano 35 mila.

Per il terremoto dell’Irpinia, nel 1980, si dovette spostare a Sud la Forza Armata dislocata nel Nord-Est (c’era ancora la Guerra Fredda e il confine con la Jugoslavia era molto presidiato). Mancava una viabilità adeguata e ci vollero 4 giorni per organizzare i soccorsi.

I terremoti successivi al 1980 sono stati gestiti con il nuovo sistema del Dipartimento della Protezione Civile, istituita proprio nel 1982 per far fronte alle emergenze. E infatti i terremoti dell’Umbria e Marche del 1997, quello di S. Giuliano nel 2002; quello de L’Aquila nel 2009 e quello dell’Emilia Romagna nel 2012, non hanno avuto criticità per il coordinamento dei soccorsi.

Il tutto grazie al consolidamento – a livello centrale – del Dipartimento della Protezione Civile e – a livello locale – alla costituzione delle  organizzazioni di Protezione Civile regionali e locali.

Per poter svolgere attività di protezione civile come volontario è necessario essere iscritti ad una delle organizzazioni di volontariato di protezione civile, come la Croce Rossa, Caritas, Legambiente etc.

La scena del disastro. Indispensabile, poi, per accorciare i tempi dei soccorsi, è avere già in mano un piano di emergenza sufficientemente dettagliato da prevedere il quadro della catastrofe: i ponti e le case collassati, il numero di vittime, la strategia dei soccorsi, la divisione dei compiti tra soccorritori.

 

«In questi anni si è intensificata l’attività di prevenzione per la riduzione dei rischi anche attraverso l’elaborazione di piani comunali di protezione civile» spiega ancora Galanti. Sono fondamentali. Per ogni comune stabiliscono le attività da svolgere nelle prime 72 ore dopo un terremoto (o un altro evento d’emergenza): per esempio come far fronte ai bisogni essenziali delle persone, dove raccogliere in sicurezza le persone rimaste senza un tetto, come fornire una corretta informazione: «Una volta ce n’era poca, oggi con Internet e Social Network c’è il rischio che non sia sempre corretta e proveniente dalle fonti più accreditate: le persone hanno bisogno di sapere tempestivamente da fonti autorevoli cosa è successo, cosa succederà e che cosa fare» spiega Galanti.

Il salvataggio di un superstite del terremoto del 24 agosto 2016 in Centro Italia. Sei ore dopo la scossa la metà delle vittime del terremoto dell’Irpinia era ancora in vita. Arrivare in tanti e in tempo è fondamentale. | Reuters

GAra ad ostacoli. I piani di emergenza permettono di immaginare la scena del disastro dalla quale tenere a distanza i curiosi, istituendo speciali corridoi per trasportare i feriti direttamente all’ospedale da campo, o alle strutture sanitarie più vicine. Vanno poi recintate o presidiate le aree da destinare ai soccorsi esterni (area per elicotteri e parcheggio autoambulanze), le aree di raccolta della popolazione, dove prestare i primi soccorsi e, naturalmente, le cosiddette aree di ricovero, dove installare tende o i primi prefabbricati, e gli edifici da destinare ad usi particolari, dai dormitori alle celle frigorifere per la conservazione delle salme.

 

Un nodo cruciale, poi, è quello dello stress. Perché l’emergenza, avvertono gli psicologi, rende vulnerabili anche i rapporti già collaudati: capita, quindi, che la macchina dei soccorsi si inceppi per motivi banali, come una lite tra soccorritori. E non solo: spesso le operazioni di soccorso vengono ostacolate da persone che per il solo fatto di vivere nelle aree immediatamente adiacenti a un disastro hanno comportamenti dannosi, come scappare in auto congestionando il traffico, o bloccare le colonne dei soccorsi per segnalare piccoli incidenti, quando le vere vittime non hanno magari neanche la forza di chiedere aiuto.

Fonte www.focus.it

 

UN NUOVO MEZZO ANTINCENDI

Il titolo potrebbe essere intuitivo e anche  allusivo, ma no, non abbiamo un nuovo mezzo, anzi, ne avremmo bisogno di un’altro, un’altro perchè anno dopo anno, dalle statisteche emerge che ogni estate gli incendi diventano sempre piu frequenti ed addirittura iniziano ancora prima che inizi l’estate. Quest’anno, 2016, abbiamo iniziato già da Maggio a spegnere incendi supportando i vigili del fuoco in diverse zone che riguardano il nostro territorio, spingendoci anche oltre la nostra zona.

I nostri operatori per quanto volenterosi, non riescono a coprire tutto cio’ che ci viene richiesto, questo perche sfortunatamente, non abbiamo a disposizione un’altro mezzo antincendi, se ne avessimo avuto un’altro seremmo stati piu operativi aggiungendo altri operatori per fronteggiare le diverse situazioni.

Questa e’ una richiesta di aiuto da parte nostra, cercando di sensibilizzare e portare all’attenzione,  l’importanza nell’avere tutti i mezzi e le risorse necessarie per combattere quello che avvolte non parte dalla natura ma dall’uomo. Gli incendi non nascono da soli non esiste l’autocombustione quindi dietro tutto c’e’ sicuramente la mano di qualcuno, non stiamo puntando il dito ma vorremmo portarvi prorio all’attenzione che questo accade e purtroppo anche spesso.

Oggi vi chiediamo un contributo volontario per una donazione per acquisire un nuovo mezzo antincendio, certo e’ un periodo un pò particolare per tutti , noi dal canto nostro ci stiamo mettendo tutta la volonta, vi chiediamo di essere volontari insieme a noi, se pur indirettamente, ma senza i vostri contributi non saremo in grado a lungo termine di proseguire questa missione, perche per noi volontari e’ una missione affrontare giornalmente  le diverse situazioni.

Grazie da parte di tutto il 116° Nucleo

Articolo di Mauro Calogero

Per eventuali donazioni dirette e non per il 5×1000 scrivere a: protezione.civile@carabinieri.net 11110301_10206328552363268_8235192472125463299_n

 

 

 

 

 

IL VOLONTARIO E IL FUOCO

Ci sono giorni che facendo il volontario sembra quasi non serva a nulla, forse perche “fortunatamente” non succede nulla, ma quando sei pronto per affrontare qualsiasi cosa succeda, ecco che scatta quella molla che ti fà dire, lo faccio perchè mi sento di farlo e sono in grado di farlo.

In questi giorni di caldo, molti sono stati gli interventi che hanno visto impegnare gli uomini del nostro nucleo in incendi anche di vasta entità, da Ostia fino alla Pontina, strada che collega Roma a Latina ss148.

I nostri volontari, tutti preparati e con i sistemi di protezione, hanno affrontato quello che si dice ” IL FUOCO VERO” Chiaramente sempre in presenza dei Vigili del Fuoco, parte integrante della protezione civile  che coordinano i volontari in attività di antincendio.

Non tutti  immaginano cosa significa veramente affrontare un fuoco, serve attenzione e preparazione, attenzione per la sicurezza personale e preparazione per lo spegnimento. Quando ti trovi davanti a fiamme alte piu di 10/15 metri, c’è un’attimo che ti fà sembrare impotente di fronte a tanta imponenza, ma tu sei li, sai che lo devi fare, hai scelto di farlo, hai a disposizione una lancia che spara acqua e non ti preoccupi più di quanto sono alte le fiamme devi spegnere quel fuoco, per la sicurezza delle persone, per la natura e per te, perchè in fondo sei tu in quel momento che puoi fare la differenza e la soddisfazione finale, dopo aver spento l’incendio, e’ quella che ti fà continuare a fare il volontario, perchè sai di essere utile al prossimo.

E’ vero è rischioso, tanti dicono: “chi te lo fà fare nessuno ti paga“…. non e’ vero qualcuno ti paga, non sono i soldi la ricompensa, ma quel grazie che, chi hai aiutato, sà di aver potuto contare su di te.

Pochi giorni fa’ un nostro amico e collega, perche questo siamo, si è infortunato proprio dopo aver spento un incendio, ora è in ospedale con una caviglia rotta ma sapete cosa…in ambulanza sorrideva. Noi tutti gli auguriamo una pronta guarigione, ti aspettiamo presto Massimo.

E come potete vedere sotto, anche dopo una giornata di spegnimenti, finiti anche a tarda sera, sporco e puzzolente di fumo, il volontario si fà una foto con il sorriso in bocca.

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Insomma fare il “volontario” da soddisfazione e se non si prova non ci si rende conto.

Sono Mauro Calogero, un fiero volontario e fiero di appartenere al 116° nucleo di protezione civile  “Roma Litorale”dell’Associazione Nazionale Carabinieri.

 

 

Articolo di Mauro Calogero

 

 

XXIII RADUNO A.N.C. MILANO 17/18/19 GIUGNO 130 ANNI INSIEME

Si e’ conclusa a Milano il giorno 19 Giugno il XXIII raduno A.N.C. in occasione del 130° anniversario della fondazione dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Tre giorni di manifestazioni ed esposizioni, tra mezzi storici ed uniformi dell’arma dei carabinieri ma anche mezzi attualmente in uso.

80mila a sfilare in centro a Milano sono stati i carabinieri in servizio e in congedo, arrivati da ogni parte d’Italia. La parata è avvenuta alla presenza del ministro della Difesa Roberta Pinotti  del capo di Stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, del comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Tullio Del Sette, del presidente dell’Associazione nazionale Carabinieri generale di Corpo d’Armata Libero Lo Sardo.immagini.quotidiano.net

Ha aperto la sfilata la Banda dell’Arma dei carabinieri, seguita dalla Bandiera di guerra, da una compagnia di carabinieri in grande uniforme storica e da una compagnia rappresentativa dei reparti territoriali.

13495618_844640512347245_1375375965250769206_oLa manifestazione si è conclusa in Piazza Duomo con la resa degli onori alle Autorità. La sfilata ha coinvolto i soci provenienti dalle 1.690 Sezioni dell’Associazione nazionale carabinieri sparse sul territorio nazionale e dalle 31 sezioni estere, dal Canada all’Argentina, dall’Australia al Sud Africa. la manifestazione, iniziata venerdì scorso, ha alternato gli onori ai caduti a esibizioni, come il Carosello Storico e il lancio di Paracadutisti del 1° Reggimento «Tuscania». Non sono mancati eventi espositivi, come le mostre dei cimeli storici dell’Arma e di mezzi e tecnologie dell’organizzazione di Protezione Civile dell’A.N.C., e il concerto della Banda dell’Arma.

13432267_908303969297418_7398414614004967917_nIl concerto della banda dell’Arma dei carabinieri, diretta dal Maestro tenente colonnello Massimo Martinelli, per il XXIII Raduno dell’Associazione nazionale carabinieri. Sul palco il presentatore Pippo Baudo, il comico Enrico Brignano e la violinista Caroline Campbel.

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XXIII Raduno Nazionale a Milano per i 130 anni dell’Associazione Nazionale Carabinieri

130esimo-milanoIl XXIII Raduno dell’Associazione Nazionale Carabinieri, reso più importante dalla coincidenza con il 130° anniversario di fondazione della stessa, si svolgerà a Milano nei giorni 17, 18 e 19 giugno 2016.

IL PROGRAMMA:

SABATO 11 GIUGNO 2016

  • ore 12.00 – Palazzo Reale: Inaugurazione Mostra cimeli dell’Arma e dell’ANC;
  • ore 13.00 – Via Dante: Mostra fotografica dell’Arma dei Carabinieri e dell’Associazione Nazionale Carabinieri, 1866-2016

 

VENERDI’ 17 GIUGNO 2016

  • ore 18.00: Incontro Presidente Nazionale con i Soci delle Sezioni estere;
  • ore 21.00 – Arena di Milano: Lancio Paracadutisti del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”. A seguire: Carosello Storico del 4° Reggimento Carabinieri a cavallo

 

SABATO 18 GIUGNO 2016

  • ore 10.00 – Piazza del Duomo – Palazzo Reale: Cerimonia Alzabandiera;
  • ore 10.30 – Piazza Diaz: Deposizione corona Monumento al Carabiniere;
  • ore 11.00 – Duomo di Milano: Santa Messa, Officiata dall’Ordinario Militare;
  • ore 12.30 – Giardini Montanelli Corso Venezia – Via Palestro: Presentazione del campo e dei mezzi della Protezione civile ANC;
  • ore 21.00 – Piazza del Duomo: Concerto della Banda dell’Arma dei Carabinieri.

 

DOMENICA 19 GIUGNO 2016

  • ore 8.00: ammassamento dei radunisti in Corso Venezia angolo Via Palestro;
  • ore 09.00 – Corso Venezia – Piazza S. Babila: Rassegna dei reparti schierati da parte del Comandante Generale e del Presidente Nazionale;
  • A seguire, sfilata lungo Corso Vittorio Emanuele, con resa degli onori alle Autorità in Piazza del Duomo;
  • Deflusso in Piazza Castello.

 

PDFVedi la brochure di presentazione dell’evento realizzata da Publimedia

Tutti i dettagli e per info sul sito www.assocarabinieri.it

 

Protezione civile: Barilla in campo con 100 dipendenti (e una cucina)

Obiettivo portare un “piatto caldo”, nei luoghi colpiti da disastri naturali. Nasce così la Colonna Mobile d’Emergenza di Barilla, composta da un camion-cucina e quasi 100 volontari pronti all’intervento: gli Angeli Barilla, dipendenti del Gruppo formati per prestare soccorso immediato.

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Terremoti, frane, disastri naturali. Di fronte alle emergenze, un piatto di pasta può portare l’atmosfera di “casa” anche nelle situazioni più critiche. Partendo da questa idea, il Gruppo Barilla ha predisposto una Colonna Mobile d’Emergenza dando vita anche al primo gruppo di volontari Barilla di Protezione Civile: gli Angeli Barilla. Un impegno economico e umano, come scrive l’azienda in una nota, «per dare il proprio contributo alla salvaguardia della popolazione e del territorio del nostro Paese».

Tutto è cominciato utilizzando un vecchio camion Barilla dove è stata preparata una cucina mobile per poter intervenire nei luoghi colpiti da dissesti naturali: entro 4 ore dalla chiamata su tutto il territorio Nazionale. Obiettivo è garantire la preparazione e somministrazione di alimenti nelle prime 72 ore sia ai Volontari di protezione Civile impegnati che alla popolazione colpita dalla calamità. Mobile e autonoma, può garantire la produzione di circa 500 pasti caldi in breve tempo ed è stata integrata con un modulo cucina dedicato a celiaci. Ma la la vera novità del progetto, informa sempre l’azienda di Parma, è data dagli Angeli Barilla dipendenti del Gruppo coinvolti in un corso di formazione per diventare volontari base della Protezione Civile e per contribuire, qualora ce ne sarà necessità, al funzionamento della Colonna. A oggi sono state formate quasi 100 persone. L’iniziativa è stata ideata dal Gruppo in sinergia con il Comitato Provinciale della Protezione Civile di Parma, e un contributo di Number 1 e Riso Gallo.

Fonte notizia: www.vita.it